La Storia

La leggenda del Santo Cavaliere

La leggenda di San Giorgio narra di un drago che terrorizzava la città di Silena, in Libia, uccidendo chiunque incontrasse. Per placarlo, inizialmente venivano offerti sacrifici animali, poi, quando questi scarseggiarono, si passò a sacrificare anche giovani sorteggiati, fino a quando non toccò alla figlia del re. Disperato, il re offrì tutte le sue ricchezze per salvare la figlia, ma il popolo si oppose. La principessa si avviò quindi verso il suo tragico destino, ma ecco che apparve un giovane cavaliere: Giorgio. Venuto a conoscenza dell’accaduto, promise il suo aiuto in nome di Cristo. Quando il drago emerse dallo stagno, Giorgio lo affrontò con coraggio e fede, riuscendo a ferirlo gravemente. Ordinò quindi alla principessa di legare il drago al collo con la sua cintura: la bestia divenne docile e lo seguì fino alla città. Gli abitanti, terrorizzati, furono rassicurati da Giorgio, il quale promise di liberarli dal drago se avessero abbracciato la fede in Cristo. Il re e l’intera popolazione si convertirono e Giorgio uccise il drago.

Nel Medioevo, la lotta di San Giorgio contro il drago divenne simbolo della battaglia tra il bene e il male, celebrando coraggio, lealtà e fede. La leggenda contribuì a diffondere il culto di San Giorgio, rendendolo uno dei santi più venerati nel mondo cristiano.

IL CULTO DI SAN GIORGIO A MATINO

Nel 1865, un’epidemia di colera di eccezionale violenza sconvolse l’Italia intera, causando un numero impressionante di vittime. Il contagio, favorito dalle precarie condizioni igieniche, tornò con una seconda ondata l’anno successivo, aggravando ulteriormente la situazione.

Anche il Salento, tra il 1866 e il 1867, fu colpito dall’implacabile batterio intestinale, seminando il terrore tra la popolazione. Il panico era tale che molti, allora come oggi, tendevano a confondere il colera con la peste. Verso la fine di febbraio del 1867, la situazione precipitò in numerosi centri della Terra d’Otranto, portando a una disperata ricerca di protezione divina. Timorosi di contrarre la malattia, già colpiti dai primi sintomi o in ansia per i propri cari affetti dal morbo, uomini, donne e bambini accorsero in massa nelle chiese madri dei rispettivi paesi, implorando la salvezza.

A Matino, il 27 febbraio 1867, la popolazione si affidò con devozione al proprio patrono, San Giorgio. Secondo una testimonianza scritta conservata nella chiesa madre del paese, durante le preghiere pubbliche avvenne un fatto straordinario: il simulacro del santo iniziò improvvisamente a trasudare. Don Giovan Battista Nassisi, un giovane sacerdote di allora, salì prontamente sul tosello e, con i fazzoletti che i fedeli gli porgevano, asciugò il sudore dalla fronte della statua. Da quel momento, il flagello cessò in maniera inspiegabile, come per un miracolo.

La festività dedicata a San Giorgio, invece, si celebra il 23 aprile, data tradizionalmente ritenuta quella della sua morte, avvenuta durante la persecuzione dei cristiani nel 303 d.C. sotto l’imperatore Diocleziano.

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